Fondazione Musei Civici di Venezia | MUVE

La Scuola

La Scuola di Disegno per Vetrai

La Scuola di Disegno annessa al Museo Vetrario venne fondata nel 1862 dall’Abate Vincenzo Zanetti come istituzione complementare al Museo stesso. La scuola aveva come obiettivo principale quello di fornire una formazione artistica ai maestri vetrai e a coloro che intendevano impegnarsi nell’esercizio della professione vetraria. Interessanti sono in tal senso le parole che Zanetti stesso scrisse in una delle relazioni annuali:
«È veramente indecoroso e quasi ridicolo per l’età nostra in cui l’istruzione è così diffusa…il vedere un’artista – vetraio – che non sa tracciare due linee sulla carta ed è incapace di farsi uno schizzo dell’opera che deve eseguire».

La scuola venne affidata per due anni all’architetto Angelo Seguso, suo ideatore e sostenitore, e poi a Marco Moro, litografo e professore apprezzato di ornato.

A.Seguso, Sponda di un pozzo di stile arabo bizantino, litografia

Angelo Seguso (Murano 1808 – Venezia 1890) apparteneva ad una delle più celebri famiglie muranesi. Fu un uomo particolarmente capace ed intraprendente, portato all’organizzazione. Come architetto, lasciò diverse opere, tra cui il manicomio di San Clemente ed il monumento che ricorda la famosa “Sortita di Mestre”. Fu lui a convincere l’Abate Zanetti ad istituire la Scuola di disegno, offrendo la sua docenza gratuita per due anni. Fece inoltre importanti donazioni al Museo Vetrario, compreso il tondo in gesso con l’effigie di Dante Alighieri, testimonianza della sua abilità anche nel modellare.

M. Moro, Duomo di Murano, litografia colorata

Marco Moro (Zenson di Piave 1817 – Venezia 1885), nato da famiglia di elevata condizione sociale, manifestò prestissimo la sua propensione al disegno. Acquistò buona fama di vedutista all’Accademia di Venezia e Luigi Barletti, aprendo uno stabilimento litografico agli inizi degli anni ’40 a Udine, lo sceglierà per questo come suo collaboratore. Si trasferirà poi poco dopo a Venezia, dove troverà maggiori possibilità di lavoro. Fu un eccezionale litografo, come testimoniano le innumerevoli rappresentazioni di monumenti e luoghi. Morì a 68 anni, non senza aver ottenuto un giustificato riconoscimento dall’Accademia per le sue qualità di prospettico.

L’Abate Zanetti raccomandava ai proprietari delle fabbriche la presenza degli apprendisti ed esortava i giovani muranesi a frequentare la scuola di disegno invitandoli a “impiegare alcune delle ore che pur vi avanzano nel giorno festivo, ore che poi sprecate nell’ozio e nei trastulli”.
Le lezioni si tenevano infatti tutte le domeniche e i giorni festivi e l’apertura della scuola era garantita anche in assenza del docente. Venivano insegnate materie come disegno geometrico, architettura e plastica e nel 1869/70 i corsi divennero due: uno rivolto ai principianti e uno rivolto agli allievi già esperti. L’importanza della scuola di disegno e la sua funzionalità sono testimoniate dal numero di iscrizioni che si registravano ogni anno, come risulta dalle relazioni dell’abate Zanetti, e dalle celebri personalità che la frequentarono ottenendo ottimi risultati, come il pittore Vittorio Zecchin e lo scultore Napoleone Martinuzzi, personaggi che ebbero in seguito un ruolo di notevole importanza per il futuro sviluppo dell’industria muranese.
Nelle relazioni annuali di fine anno si leggono le esortazioni che l’Abate rivolgeva agli allievi:
«…vi preghiamo a riflettere non essere per voi lo studio del disegno uno studio superfluo e puramente speculativo ma utilissimo e necessario (…) osservate le arti che trattate – potreste voi trasandare lo studio del disegno senza tradire la vostra professione?».

Al Congresso pedagogico di Napoli, l’istituzione ottenne nel 1871 il suo primo riconoscimento. Seguì a distanza di due anni l’importante affermazione all’Esposizione Universale di Vienna, dove la vetraria muranese ottenne una medaglia d’oro.
A causa della carenza di iscrizioni, rimase come unico insegnante Stefano Zanetti, coadiutore di Marco Moro, che lasciò l’incarico. Sotto la sua guida, d’ispirazione prettamente muranese, arrivano altri importanti riconoscimenti: a Parigi nel 1878, a Melbourne nel 1880 e a Milano nel 1881.

Disegno di Stefano Zanetti

Stefano Zanetti (Murano 1850 – Murano 1917), dimostrò sin da subito le proprie capacità artistiche, sia da alunno alla Scuola Elementare Maggiore maschile di Murano che da studente all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, dove si diplomò non senza essere stato premiato diverse volte. Esercitò la libera professione progettando edifici per enti pubblici e privati. Collaborò con Marco Moro come insegnante presso la Scuola di Disegno dal 1870 al 1874. Da quella data in avanti fu l’unico docente fino al 1891, quando si allontanerà per motivi personali. Grazie al suo entusiasmo e alla sua operosità la Scuola e il Museo ricevettero premi e riconoscimenti.

Dopo la morte dell’Abate Zanetti nel 1883, il nuovo direttore della Scuola fu Giuseppe Marino Urbani de Gheltof.
In una delle sue ultime relazioni l’Abate Zanetti manifestava l’appagamento raggiunto sia per numero degli iscritti che delle frequenze, sottolineando come tra gli alunni vi siano “gli stessi maestri, gli adulti, padri di numerosa prole, presenti dopo le fatiche e i sudori delle lunghe giornate estive passate dinanzi al fuoco”, a riprova del fatto che la Scuola rappresentava un’istituzione fondamentale per tutti coloro che operavano nell’industria del vetro.

Tra i più celebri allievi della Scuola di disegno vale la pena menzionare Francesco Toso Borella (1846-1905) e Giuseppe Barovier (1853-1942).
Il primo fu un eccezionale interprete della secolare tradizione della decorazione a smalti fusibili e a foglia d’oro nella Murano di fine Ottocento. Nel 1873 donò un suo piatto smaltato al Museo del Vetro e fin dal 1888 venne premiato in molteplici esposizioni in Italia e all’estero.
Giuseppe Barovier era maestro vetraio nello stabilimento Salviati e ottenne anch’egli diversi riconoscimento nazionali ed internazionali. Di lui scrisse l’Abate Zanetti nell’ottobre 1873:
«Ci torna poi vanto assai ambito il potere additare fra gli alunni i cui saggi figurarono nella grande mostra viennese, un giovanetto, che per aver ripetuti nell’officina quei saggi stessi già delineati sulla carta, ed altri ammirati lavori ebbe egli pure una speciale distinta premiazione. È questi il bravo Giuseppe Beroviero…».


 

Immagine 2 e 3 tratte da Vincenzo Zanetti e la Murano dell’Ottocento, catalogo della mostra a cura della Associazione per lo studio e lo sviluppo della cultura muranese (Murano, Museo Vetrario dicembre 1983-maggio 1984), Venezia, Comune-Assessorato alla cultura, Associazione per lo studio e lo sviluppo della cultura muranese, 1984.

Immagini 1, 4 e 5 tratte dagli archivi del Museo del Vetro.