Le trasformazioni in atto nel sistema culturale contemporaneo richiedono ai musei di ripensare profondamente il proprio ruolo, integrando - una volta di più - la dimensione conservativa per aprirsi a nuove forme di relazione con il pubblico e il territorio. Il museo diventa sempre più spazio “attivo”, capace di generare esperienze, attivare processi partecipativi e contribuire alla costruzione di comunità inclusive e consapevoli. In questa prospettiva si inserisce l’azione congiunta di MUVE Academy e MUVE Education, impegnate nello sviluppo di pratiche formative, educative e performative che interpretano il patrimonio come dispositivo dinamico di conoscenza, relazione e trasformazione. Nasce così Performing MUVE, un articolato programma di attività che attraversa i musei trasformandoli in luoghi da vivere, abitare e reinterpretare, dove corpo, esperienza e partecipazione diventano strumenti centrali di accesso alla cultura.
Una sperimentazione avviata con quattro progetti - alcuni già in essere o in programma per i prossimi mesi - in tre musei della rete MUVE: dallo scorso febbraio e fino a maggio, alla Casa di Carlo Goldoni con il progetto Casa comune. Abitare il teatro, abitare la città, parte del progetto di Teatro di Cittadinanza di Mattia Berto, in cui il museo diventa un luogo di relazione tra passato e presente, tra cittadini e memoria, un luogo dove incontrarsi e costruire insieme nuove forme di appartenenza. La performance finale è in programma il 10 maggio.
Corpo: Riscrivere lo spazio è il progetto destinato a donne in situazioni di fragilità al Museo Fortuny. Guidate dalla danzatrice e coreografa Elena Ajani, le partecipanti sono invitate a esplorare lo spazio come luogo di relazione, ascolto e rinascita per trovare quel “respiro” nuovo capace di trasformare, rigenerare e far rinascere. Avviatosi il 27 marzo con un incontro a cadenza settimanale, l’atelier espressivo ha in programma un momento di restituzione finale che si terrà a fine aprile a Palazzo Fortuny. L’evento si realizza nell’ambito dell’iniziativa inserita nel Piano Regionale per la prevenzione e il contrasto al Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) Chiama & Vinci, estesa anche alle problematiche di DUS (Disturbo da Uso di Sostanze), DUA (Disturbo da Uso di Alcol) e tabagismo. Il Progetto ideato dal Dipartimento Dipendenze - Ulss 3 Serenissima in collaborazione con MUVE Education, coniuga Recovery, riferimenti alle neuroscienze e attività di “benessere” nel contesto sicuro e inclusivo del museo.
Ancora al Museo Fortuny, nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dall’apertura del museo, il workshop teatrale Henriette - in cui Palazzo Pesaro degli Orfei si fa spazio scenico attivo, luogo dove il confine tra vita e ricordo si annulla - vede coinvolti studenti delle scuole superiori, universitari e adulti guidati dall’attrice-autrice Sara Urban. Cuore del racconto è la figura di Henriette Nigrin, restituita alla sua identità di protagonista, non solo compagna e musa di Mariano Fortuny, ma lei stessa creatrice e con un ruolo primario soprattutto nella gestione del celebre atelier tessile. Il laboratorio darà vita a un percorso narrativo che verrà presentato martedì 28 aprile in forma di visita teatralizzata aperta al pubblico, con replica in matinée mercoledì 29 aprile aperta anche alle scuole.
Infine sabato 16, 23 e 30 maggio la nuova sede museale del MUVEC a Mestre, ospiterà I Am MUVEment. Pratiche di danza al museo che nasce dall'incontro di danza e arte: due linguaggi artistici diversi che si intrecciano e si contaminano creando un dialogo tra corpo, spazio e arte a partire dal museo, luogo in cui le pratiche partecipative che pongono i musei come spazi di relazione con la comunità, realizzato in collaborazione con la ballerina professionista Giulia Gemma Manfrotto.
Una volta di più, i Musei Civici si raccontano come spazi vivi, capaci di attivare relazioni, generare esperienze e contribuire alla costruzione di comunità più inclusive e consapevoli - racconta Mariacristina Gribaudi, Presidente di Fondazione Musei Civici di Venezia - In questo senso, il museo diventa un luogo da abitare, attraversare, interpretare. Il museo non si limita a custodire il passato, ma sceglie di essere pienamente presente nel contemporaneo. Quattro percorsi - prosegue Gribaudi - diversi tra loro per linguaggi e destinatari, condividono una visione comune: il patrimonio non è qualcosa di statico, ma dinamico, capace di attivare conoscenza, relazione e trasformazione. Come Fondazione, sentiamo la responsabilità di rendere i nostri musei sempre più accessibili, aperti e partecipati. Luoghi in cui le persone possano riconoscersi, esprimersi e costruire insieme nuovi significati. Perché è solo quando il museo viene vissuto, abitato e condiviso che diventa davvero uno spazio pubblico, uno spazio di tutti.
Performing MUVE è un invito aperto alla cittadinanza a partecipare, abitare e trasformare i musei, riconoscendoli come luoghi di benessere, espressione e costruzione collettiva di significato. Perché è nella relazione tra persone, corpi e spazi che il museo trova oggi la sua forma più autentica: quella di uno spazio pubblico vivo, inclusivo e in continua evoluzione, capace di generare connessioni, attivare immaginari e accompagnare le trasformazioni del presente.