Fondazione Musei Civici di Venezia | MUVE

Omaggio a Franco Beraldo

“Franco Beraldo, viaggio nell’arte del ‘900” di Elisabetta Barisoni

27 ottobre – 11 novembre 2018
Mestre, Centro Culturale Candiani

A cura di: Gabriella Belli e Elisabetta Barisoni

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Elisabetta Barisoni, Franco Beraldo, viaggio nell’arte del ‘900

«Nelle opere presentate al Centro Candiani di Mestre, la pittura di Beraldo dimostra quanto sia infinita la via della Storia per i veri maestri.

In età matura, l’artista riesce ancora una volta a stravolgersi e a sorprenderci, annegando la natura in uno spazio che diventa davvero overall. Da Wassily Kandinsky nasce l’indifferenza del ‘900 per il sopra e sotto, per la gerarchia dello sguardo delimitato e limitato nella scatola prospettica. Le sinfonie cromatiche che Beraldo realizza nei primi anni duemila riprendono l’astrattismo storico, unendolo alle poesie della grande pittura americana del secondo dopoguerra. […] La luce, ancora più del colore, travolge e attraversa, come una scarica elettrica, il pennello dell’artista. […]

Il tachisme delle vibrazioni di colore giocate sui blu, sui rosa e sui rossi accesi ci accompagna verso gli anni dieci, momento in cui, ancora una volta, la pittura di Beraldo cambia aspetto. Più violente appaiono le contrapposizioni di ampie fasce cromatiche, mentre la gestualità del pennello sulla tela è evidenziata da segni marcati e dallo sgocciolamento della pittura, evidente soprattutto a partire dal 2011. Un anno questo davvero di grande attività per Franco Beraldo. Il colore talvolta è circoscritto all’interno della composizione, altre volte si risolve in accostamenti geometrici, più spesso invade e travolge la tela, lasciando trasparire un mondo che scorre dietro gli strati di pittura o sotto le sgocciolature, che rendono imprecisi i contorni e indefiniti gli orizzonti. Non si può parlare di aggressione del supporto, tuttavia la forza del segno e la carica espressiva delle opere realizzate nel 2011 costituiscono un punto fermo nella produzione di Beraldo: linee nere che sembrano rendere forze oscure, cavi di acciaio che assomigliano a tracce di un presente industriale, forme che richiamano un brulicante passato cosmico, o ancora scuri presagi che sovrastano la composizione come una nube minacciosa.

Singolarmente, alle tele si affianca la produzione di piccoli lavori su carta giapponese, chiamati Haiku dall’omonimo genere poetico sviluppato in Giappone nel XVII secolo. Come negli acquerelli degli anni ottanta, negli Haiku permane una dimensione quasi zen di procedimento a togliere. Sono tecniche in cui non si può sovrapporre nessuno strato di materia pastosa, non si può sbagliare, non sono concessi i pentimenti, mentre è lecito, anzi richiesto, disgregare il colore nella luce.
Il lavoro continuo di sperimentazione con le tecniche, i materiali e le possibilità espressive dell’arte del ‘900, portano Beraldo a misurarsi anche con un oggetto di grande tradizione come il libro d’artista, che lui interpreta e svolge come un racconto tridimensionale, capace di uscire dalla tela e dalle carte per diventare papier collé nello spazio.

Tra le più recenti sperimentazioni, sempre all’insegna della luce che ritorna prepotentemente protagonista dell’arte, è la produzione vetraria. Secondo l’autore, il vetro è il materiale magico per eccellenza; vive solo con la luce, al buio diventa opaco e si spegne, un po’ come l’essere umano. Ancora una volta assistiamo ad una sfida che l’artista lancia a sé stesso e viviamo l’epifania di una rinnovata ipotesi di Franco Beraldo sulle questioni  che il ‘900 ci ha consegnato. Vista la qualità e il numero delle risposte che sono state date dagli artisti nel corso dei decenni, forse è una fortuna continuare a interrogarsi e non aver ancora trovato una risposta, definitiva e ultima, alle domande del secolo scorso».