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PAOLO PUPPA LEGGE PIRANDELLO. La morte addosso

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Continua l’omaggio Casa Goldoni a uno tra i maggiori drammaturghi del Novecento con il secondo appuntamento con Paolo Puppa, ordinario di Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Università di Venezia.

Ecco il quarto appuntamento.

La morte addosso
Casa di Carlo Goldoni, 28 marzo 2017, ore 17.30

La novella, ristampata nel 1923 con questo titolo ma data alle stampe nel 1918 come Caffè notturno, si può dire sia già il copione stesso che ad essa si fa risalire. Come ebbe a dire il critico Ercole Patti,  L’uomo dal fiore in bocca nacque «senza che Pirandello lo avesse mai scritto» . Pressato dall’insistente richiesta di Anton Giulio Bragaglia di uno spettacolo per il Teatro Sperimentale degli Indipendenti di Roma,  l’autore segnando negli stretti margini stampati della novella Caffè notturno, con una matita rossa, qualche brevissima didascalia e una o due mezze battute, «mise su in pochi minuti l’atto unico». Che rappresenta, infatti, il lavoro teatrale più breve di Pirandello, solamente due i personaggi che danno vita al dramma: l’Uomo dal fiore in bocca, appunto, e un Pacifico avventore. I due danno il via ad un dialogo apparentemente incentrato su argomenti banali, che si dispiega nel progredire del lavoro in un monologo del protagonista, che fa emergere il terrificante problema di come si possa manifestare la vita residua in una persona che aspetta la morte: «La morte, capisce? È passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca, e m’ha detto “Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!”».