Fondazione Musei Civici di Venezia | MUVE

PROGRAMMA ATTIVITÀ 2018

 

 

Valorizzazione delle collezioni permanenti, attività di ricerca e studio nei musei, celebrazione della grande arte veneziana: da John Ruskin al cinquecentenario di Tintoretto.

 

 

 

È un calendario ricchissimo – tra mostre, eventi temporanei, attività di approfondimento e valorizzazione – quello messo a punto per il 2018 dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il Consiglio di Amministrazione presieduto da Mariacristina Gribaudi, la direzione di Gabriella Belli, i curatori e i vari responsabili del sistema museale veneziano.

In linea con le strategie portate avanti negli ultimi anni si confermano da parte della Fondazione MUVE le collaborazioni scientifiche con le più importanti istituzioni culturali e museali a livello nazionale e internazionale e la valorizzazione dei siti e dello straordinario patrimonio cittadino gestito per conto del Comune di Venezia.

L’impegno espositivo della Fondazione quest’anno si concentrerà dunque su alcuni importanti fronti quali la valorizzazione e la conoscenza delle collezioni permanenti e dei loro protagonisti, i risultati dell’intensa attività di ricerca e di studio svolta dai musei civici e la celebrazione della grande arte veneziana, dei suoi maestri e dei suoi “cantori”.

Con l’avvio del restauro completo dell’area espositiva temporanea del Museo Correr, nell’ambito di un complessivo programma di riordinamento, ampliamento e valorizzazione del museo di Piazza San Marco che la Fondazione sta da tempo conducendo – il progetto del Grande Correr – e che già ha prodotto il recupero della straordinaria collezione canoviana e degli ambienti degli Appartamenti Imperiali d’Austria del Palazzo Reale, in collaborazione con i Comitati Francesi per la Salvaguardia di Venezia e Venice Foundation, saranno le altre sedi dei Musei Civici ad accogliere nel corso dell’anno gli eventi temporanei – ben 27 – tra mostre e grandi appuntamenti.

Fiore all’occhiello per il 2018 saranno le proposte espositive a Palazzo Ducale, fascinoso luogo simbolo del ‘potere’ della Serenissima, con due straordinari appuntamenti che si avvalgono di prestigiose collaborazioni scientifiche e importanti prestiti internazionali.  

La nuova stagione dei Musei Civici si inaugura con un grande tributo a John Ruskin “pittore” e al suo famoso libro Le pietre di Venezia (10 marzo – 10 giugno),  opera che ha contribuito in modo determinante alla creazione del mito romantico della città decadente, ma anche alla salvezza di molti suoi monumenti gotici, a cominciare proprio da quel palazzo dei Dogi che ospita l’esposizione. Personaggio centrale nel panorama artistico internazionale del XIX secolo, scrittore, pittore e critico d’arte, Ruskin (1819-1900) ebbe un legame fortissimo con la città lagunare, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, che rappresenta uno studio della sua architettura e un inno alla bellezza, unicità e fragilità della città.

Capace di influenzare fortemente l’estetica del tempo con la sua interpretazione dell’arte e dell’architettura, Ruskin ‘torna’ quindi a Venezia, dove lo accoglieranno la sequenza di sale e loggiati tante volte raffigurati nei suoi taccuini, acquarelli, rilievi architettonici, calchi in gesso, albumine, platinotipi, ove la scenografia di Pier Luigi Pizzi darà risalto alle presenze architettoniche e scultoree della Venezia gotica e bizantina, medievale e anticlassica che egli tanto amava. Con la direzione scientifica di Gabriella Belli e a cura di Anna Ottani Cavina la mostra – prima presentazione a tutto campo, in Italia, dell’opera dell’artista, si articola attorno a cento opere, con tutti prestiti internazionali.

Appuntamento quindi a settembre con l’attesissima esposizione realizzata per festeggiare il cinquecentenario della nascita di Jacopo Tintoretto, artista celeberrimo, tra i giganti della pittura europea del XVI secolo e, indubbiamente, quello che più ha “segnato” Venezia con il marchio inconfondibile del suo genio.

A cura di Robert Echols e Frederick Ilchman, con la direzione scientifica di Gabriella Belli, in co-produzione con la National Gallery of Art di Washington e in collaborazione con le Gallerie dell’Accademia, con il sostegno di Save Venice Inc. Il progetto – al quale hanno contribuito storici dell’arte di fama internazionale – giunge a ottant’anni dall’ultima esposizione veneziana dedicata al grande artista (1937) e vedrà arrivare dall’America, ma anche dai principali musei europei – la National Gallery, la Royal Collection, il Victoria and Albert Museum e la Courtauld Gallery di Londra, il Prado di Madrid, il Louvre di Parigi, la Gemäldegalerie Kunsthistorisches Museum di Vienna – straordinari capolavori del maestro, attraverso i quali sarà possibile rileggere in maniera più approfondita la sua opera, grazie anche recenti studi e ad alcuni fondamentali restauri.

Un grande evento espositivo che si sviluppa in due appuntamenti concomitanti, uno a Palazzo Ducale, dove troverà spazio la stupefacente vitalità creativa del Tintoretto ‘maturo’ e l’altro alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, in cui invece si esporranno i lavori legati alla precoce affermazione giovanile, in un percorso integrato di straordinari capolavori provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private del mondo.

Accanto ai musei partecipano all’anno tintorettiano anche le scuole grandi di San Rocco e San Marco, con originali iniziative espositive, editoriali e convegnistiche e la Curia Patriarcale, con le molte chiese che ancora oggi conservano preziose opere del grande maestro.

Altra partnership eccellente è quella con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, che quest’anno sarà al fianco della Fondazione con prestiti prestigiosi nella realizzazione di due mostre: a Palazzo Fortuny e al Centro Culturale Candiani di Mestre, in collaborazione con “Ermitage Italia”. Nella prima, FutuRuins (dal 1 settembre 2018 al 7 gennaio 2019), a cura di Daniela Ferretti e Dimitri Ozerkov, si darà conto dell’affascinante estetica delle ‘rovine’, elemento cruciale nella storia della civiltà occidentale poichè simboleggia la presenza del passato, ma allo stesso tempo contiene in sé la potenzialità del frammento: si spazierà dalle prime mitologie della distruzione, effetto dell’ira divina (la Torre di Babele, Sodoma e Gomorra…), fino al “terrorismo iconoclasta” di Palmira, includendo l’antico Egitto, l’antichità grecoromana, l’“instauratio Romae”, la “ruine du Louvre”, le distruzioni belliche del secolo scorso, le macerie delle Twin Towers.

La seconda (21 novembre 2018 – 20 febbraio 2019) sarà un vero e proprio omaggio alle due città ‘gemelle’ e senza tempo di Venezia e San Pietroburgo, grazie alla collezione di arte veneziana del museo russo, una delle più ricche al mondo. La mostra documenta attraverso un gruppo di quadri e disegni – alcuni dei quali mai esposti in Italia – i percorsi che hanno condotto l’arte della Serenissima all’Ermitage, mettendo in evidenza affascinanti figure di collezionisti e mercanti. Saranno così esposti dipinti dei massimi artisti veneti a partire dal Cinquecento, tra cui Tiziano, Veronese, Tintoretto, Bellotto, Canaletto, Tiepolo e Guardi. Allo stesso tempo sarà dato spazio ai rapporti fra i maestri veneziani e i mecenati russi nel corso del Settecento, accostando disegni di artisti presenti sia nelle collezioni della Fondazione Muve sia all’Ermitage, come nell’emblematico caso di Jacopo Quarenghi.

Sempre nella sede di Palazzo Fortuny i temi del collezionismo e la valorizzazione delle raccolte museali saranno al centro dell’offerta espositiva primaverile (23 marzo – 23 luglio), proposta secondo un’ormai consolidata formula, che in questa edizione prevede due interessantissimi approfondimenti: da un lato la preziosa collezione di Giuseppe Merlini (a cura di Daniela Ferretti e Francesco Poli), che comprende trecento opere d’arte dai primi decenni del XX secolo fino ai giorni nostri, tra cui lavori di Filippo de Pisis, Adolfo Wildt, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Mario Sironi, Gino Severini, Giorgio Morandi, Mario Radice, Lucio Fontana, Alberto Burri, Piero Dorazio; dall’altro l’omaggio al grande pittore sloveno Zoran Mušicˇ, scomparso nel 2005, che per l’occasione prevede la ricomposizione della stanza di Zurigo – vero esempio di ‘opera d’arte totale’ – che l’artista aveva cominciato a decorare su commissione nel 1949, ora recuperata. L’opera è una sorta di ‘summa iconografica’ della produzione artistica di quegli anni e include un ritratto “iconico” di Ida Barbarigo, l’amatissima moglie scomparsa all’inizio di quest’anno, oltre a straordinarie vedute di Venezia. Un nuovo capitolo legato dunque alle vicende della famiglia Cadorin, ampiamente indagate negli anni dal museo.

La Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, dopo un primo approfondimento dedicato all’arte figurativa tra gli anni Settanta e Ottanta, prosegue nell’opera di rilettura inedita di grandi artisti del XX secolo, dall’altro nel proficuo e intrigante dialogo tra moda e cultura avviato con grande successo negli anni scorsi (vedi la grande mostra su Coco Chanel).

Si va da Gino Rossi (Venezia, 1884 – Treviso, 1947), artista tra i più interessanti dell’avanguardia veneziana, che proprio a Ca’ Pesaro ha trovato il suo centro nei primi anni del ‘900, la cui mostra – curata da Luca Massimo Barbero ed Elisabetta Barisoni, in programma dal 23 febbraio al 20 maggio – s’inserisce all’interno di un rinnovato interesse, a 70 anni dalla sua scomparsa; proseguendo con Juan Navarro Baldeweg, architetto, pittore, scultore, incisore, docente e saggista, uno dei più autorevoli quanto eclettici protagonisti spagnoli dell’arte e dell’architettura contemporanee (dal 25 maggio al 7 ottobre, in collaborazione con l’Università IUAV di Venezia, a cura di Ignacio Moreno Rodriguez,); seguirà in autunno, a oltre un secolo di distanza la ricomposizione del ciclo pittorico Il poema della vecchiaia uno dei capolavori del maestro divisionista Angelo Morbelli ambientato nel Pio Albergo Trivulzio di Milano e presentato alla V Esposizione internazionale d’Arte di Venezia del 1903, di cui il museo conserva una delle sei tele, che ora finalmente vengono riunite in questo progetto a cura di Giovanna Ginex.

Ma l’appuntamento certamente più importante per Ca’ Pesaro è con il coloratissimo omaggio all’“Epoca Fiorucci” (23 Giugno 2018 – 13 Gennaio 2019, a cura di Gabriella Belli e Aldo Colonetti, con la collaborazione di Floria Fiorucci e  Elisabetta Barisoni) – con le sue icone e il suo rivoluzionario approccio allo stile e alla società – con la quale si racconterà la pirotecnica creatività del celebre stilista milanese Elio Fiorucci, scomparso nel 2015, da molti definito il “paladino della moda democratica”. Personalità unica in questo campo, capace di rivoluzionare la moda e il mercato, amante dell’arte e dell’architettura contemporanea, Fiorucci è stato il primo “stilista” a livello internazionale ad affidare ai più grandi architetti, grafici e designer la rappresentazione e la comunicazione dei suoi capi e accessori d’abbigliamento, intesi come estensione delle persone e della loro identità. Nelle sale del museo sarà dunque allestito un “grande mercato” che ripercorrerà tutta la storia dello stilista, con un’antologia unica di prodotti, oggetti, manifesti, documentazione di eventi.

Nel corso dell’anno l’attenzione verso le collezioni permanenti e i loro protagonisti toccherà anche le altre sedi, con appuntamenti significativi. Ed ecco che dal 12 aprile le Sale Napoleoniche del Museo Correr si arricchiranno delle miniature ottocentesche e altri cimeli di interesse napoleonico, generosamente donati dalla collezionista veronese Paola Sancassani (con la direzione scientifica di Gabriella Belli, a cura di Andrea Bellieni); mentre dal 1 settembre 2018 al 7 gennaio 2019 l’esposizione Printing R-Evolution 1450-1500 (a cura di Cristina Dondi e 15cBOOKTRADE Team) racconterà la straordinaria rivoluzione prodottasi con l’avvento della stampa in Europa grazie a una prestigiosa collaborazione con il Consiglio Europeo della Ricerca dell’Università di Oxford che ha permesso di documentare e rendere accessibili a livello digitale decine di migliaia di dati raccolti da un ampio network internazionale.

Con il 2018 si rinnova poi la proposta museografica del Museo di Palazzo Mocenigo, dopo il radicale intervento di restyling del 2013. Il museo proporrà da maggio a settembre un capitolo sulla Fiber Art, con le opere dell’artista francese Brigitte Selles (Angers, 1959), quindi, in concomitanza con la grande mostra su Tintoretto a Palazzo Ducale (7 Settembre 2018 – 6 Gennaio 2019), l’anno tintorettiano sarà celebrato anche qui con un approfondimento parallelo dedicato al Secolo d’Oro, che permetterà di conoscere – attraverso stampe, disegni, volumi e accessori legati alla moda, tutti provenienti dal patrimonio della Fondazione – il contesto storico e ambientale in cui vennero concepiti i capolavori del grande maestro. Spazio anche per la valorizzazione del percorso sulla storia del profumo, presente in museo con cinque suggestive sale, con la presentazione degli straordinari flaconi della collezione Magnani (6 Ottobre 2018 – 17 Marzo 2019).

Nel 2018 il Museo del Settecento veneziano di Ca’ Rezzonico getterà finalmente luce su due figure centrali del panorama artistico del Settecento veneziano, mai prima d’ora indagate: la pittrice e poetessa veneziana Giulia Lama (1681-1747), di cui il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe del Museo Correr possiede una splendida selezione di opere grafiche – tutti studi di nudo tratti dal vero – dal forte risalto plastico ed espressivo (dal 23 maggio al 10 luglio 2018, in collaborazione con Associazione Culturale Eidos) e Anton Maria Zanetti (1679-1767), mecenate e influente mediatore di nobili e sovrani per gli acquisti e le commissioni d’opere dei più celebri artisti della laguna, amico, tra gli altri, di artisti del calibro di Canaletto, Rosalba Carriera, Sebastiano e Marco Ricci, Giambattista Tiepolo (29 Settembre 2018 7 Gennaio 2019, a cura di Alberto Craievich).

La grande tradizione artistica della città e la sua capacità di rinnovarsi sarà valorizzata anche nelle proposte dei musei delle isole. Così al Museo del Vetro di Murano – dal 21 aprile al 19 agosto 2018, con la direzione scientifica Gabriella Belli, a cura di Chiara Squarcina – va in scena un nuovo capitolo della straordinaria raccolta di opere in vetro del XX secolo del newyorkese Barry Friedman. Donata nel 2017 a The Venetian Heritage – New York per destinarla in via permanente al museo, la collezione include opere tra gli altri di Bianconi, Buzzi, Nason, Poli, Scarpa, Zecchin, realizzate presso le più importanti e storiche fabbriche muranesi, rappresentando un punto di partenza fondamentale per riesaminare con attenzione le radici su cui si fonda oggi la produzione vetraria. Dal 16 maggio al 30 giugno 2018 il museo ospiterà i lavori di alcuni selezionati artisti internazionali tra i 100 presenti nell’annuale conferenza internazionale della Glass Art Society (GAS), che quest’anno si terrà a Murano (47a edizione).

Dal 9 Settembre al 2 Dicembre 2018, nell’ambito di The Venice Glass Week – l’annuale festival internazionale dedicato al vetro promosso da Comune di Venezia, Fondazione Musei Civici, Fondazione Cini, Istituto Veneto e Consorzio Promovetro Murano, in programma a Venezia dal 9 al 16 settembre 2018 – verrà poi proposto un focus sull’opera in vetro del celebre architetto e designer Mario Bellini (a cura di Gabriella Belli e Chiara Squarcina); mentre l’ultimo appuntamento dell’anno vedrà infine un grande omaggio alla creatività del geniale maestro muranese del vetro contemporaneo Livio Seguso (15 dicembre 2018 28 aprile 2019, con la direzione scientifica di Gabriella Belli, a cura di Chiara Squarcina).

La valorizzazione della straordinaria arte del merletto, recentemente candidata a Patrimonio immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, sarà invece al centro dell’esposizione proposta dal 29 febbraio al 27 maggio 2018 al Museo del Merletto di Burano, con cui verrà raccontata la nascita, la crisi e il rilancio della celebre Scuola del Merletto di Burano, nata nel 1872 su impulso della regina Margherita di Savoia e avviata dalla contessa Andriana Marcello.

Al centro dell’attenzione anche la terraferma veneziana, per contaminare d’arte luoghi non tradizionalmente vocati, con progetti specifici. Così il complesso architettonico ottocentesco di Forte Marghera, situato al confine della Laguna tra Venezia e Mestre, si animerà per tutta l’estate, fino all’autunno con una mostra avvincente dedicata alla motocicletta, uno dei simboli più attraenti del design del XX secolo (a cura di Paolo Apice e Gabriella Belli).

Denso anche il programma di attività del Museo di Storia Naturale (a cura dei responsabili Luca Mizzan e Mauro Bon), che nel corso dell’anno – a fianco della consueta attività scientifica e di ricerca – proporrà una serie di approfondimenti su temi attuali, secondo l’ormai consolidata formula delle giornate-evento: dalla biodiversità e il verde urbano, in programma il 18 marzo, ai  cambiamenti climatici il 21 Aprile, fino al Sea Turtle Day il 16 giugno, occasione per presentare al pubblico le varie attività del Museo per la salvaguardia e lo studio delle tartarughe marine in Adriatico e del Centro di primo soccorso che si trova sul litorale veneziano. 

Le attività si completeranno come consuetudine con una ricca e diversificata offerta didattica e formativa finalizzata ad una sempre maggiore e continuativa interazione tra il pubblico e i musei, che si suddividerà in attività per la scuola, per le famiglie e per gli adulti, rimodulabili in base a eventuali esigenze specifiche.

Un programma ricchissimo quello approntato dalla Fondazione Muve dunque, che nel corso dell’anno andrà in parallelo con gli interventi mirati a rendere gli spazi museali sempre più fruibili e smart friendly, oltre che in linea con gli standard internazionali, aperti all’inclusione – giovani, famiglie, adulti – all’aggregazione e al confronto, con particolare attenzione alle tematiche del femminile, che contribuirà ancora una volta a collocare la Città di Venezia al centro di un’offerta dall’altissima valenza culturale.